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martedì 17 aprile 2007

Virginia Tech: 33 morti nel campus

Dopo 8 anni dal "massacro della Columbine High School" torna la violenza nei campus statunitensi, questa volta nel famosissimo college di Virginia Tech.
Mentre scrivo non si sa ancora il nome del killer (il preside della scuola in un'intervista dell'ultim'ora ha detto che potrebbe essere un 22enne di origine asiatica e ha aggiunto che potrebbero esserci anche complici) ma si sa che ha lasciato una striscia sanguinaria con 33 morti (lui compreso) e 28 feriti. Una vera e propria strage che ha riacceso la discussione sul possesso di armi in America.



Questa la notizia pubblicata dal CorriereDellaSera.it:

BLACKSBURG (USA)- Una strage terribile, la più grave nella storia degli Stati Uniti, nelle aule di un campus americano, durante le ore di lezione. Ci sono almeno 33 morti, incluso il killer, e 28 feriti. Le vittime sono quasi tutti studenti che frequentavano il campus. Il cecchino avrebbe aperto il fuoco all'impazzata nel dormitorio «West Ambler Johnston Hall» del campus Virginia Tech, a Blacksburg, in Virginia e poi in un'aula.
Le prime notizie frammentarie riferivano di una vittima e di diversi feriti. Poi la drammatica verità è venuta a galla: ci sono 33 morti causati da due sparatorie, a distanza di circa tre ore una dall'altra all'interno del campus. Tra i morti anche il killer, ucciso dalla polizia, o, secondo una diversa versione dei fatti, suicida.

LA STRAGE - Tutto comincia intorno alle 7 del mattino, ora locale, quando si odono degli spari nel dormitorio «West Ambler Johnston Hall». I colpi sparati provocano la morte di una persona e il ferimento di un'altra. Viene avvertita la polizia che arriva sul posto e invita gli studenti a non uscire dalle stanze, mettendosi alla caccia del killer. Ma il campus è grande, ospita oltre 25mila studenti e molti di questi non solo non hanno sentito gli spari, ma non hanno probabilmente neanche avuto notizia della prima strage. Così dopo tre ore avviene una seconda sparatoria in un'altra area del campus, la Norris Hall, dove vengono tenute lezioni di chimica e di ingegneria. Qui lo sparatore apre il fuoco nelle classi uccidendo altri 31 studenti prima di essere a sua volta ucciso dalla polizia che è giunta sul posto avvertita dal suono degli spari.


Anche con i metal detector nelle aule degli Stati Uniti ogni giorno si portano armi come se fossero giocattoli, uno screzio si punisce con il sangue, la rottura con una ragazza può finire in una strage, ma, in Italia, siamo messi meglio? Il bullismo da 2 anni a questa parte sta dilagando come la mania di fumare cannabis nei bagni negli anni settanta, è diventato quasi un must fare parte di una gang e, spero in Dio, che non si arrivi mai al metal detector anche nei nostri istituti.


Per capire meglio la "situazione scuola-armi" in America consiglio questo documentario di Michael Moore:



BOWLING A COLUMBINE
(Titolo originale: "BOWLING FOR COLUMBINE")


"Si tratta di un documentario girato con una buona dose di coraggio e desiderio di approfondimento di un tema a vasta eco sociale, che ha portato l'autore in giro per il paese, fino al notevole finale - sotto l'aspetto documentaristico - con l'intervista all'ex-attore Charlton Heston, presidente della National Rifle Association.
Spostatosi in Canada per approfondire il tema dell'uso delle armi, Moore giunge alla conclusione che non è l'arma in sé a creare il crimine, ma la paura del crimine stesso che negli Stati Uniti, attraverso i suoi mezzi d'informazione e l'uso politico delle differenze sociali, porta chiunque a diffidare del prossimo, trascinando questi contrasti a forme di difesa personale eccessiva.
" (tratto da Wikipedia)

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